La Vialarda sede universitaria del tirocinio infermieristico

15 Aprile 2013
La Vialarda sede universitaria del tirocinio infermieristico

Proficua collaborazione tra pubblico e privato

Da Novembre 2011 la Casa di Cura La Vialarda, Gruppo Policlinico di Monza, ha stipulato con l’Università del Piemonte Orientale “A. Avogadro“ una specifica convenzione finalizzata all’espletamento del tirocinio pratico per gli studenti iscritti al secondo anno del Corso di Laurea in Infermieristica, con sede presso l’Azienda Sanitaria Locale di Biella.
Questa collaborazione, reciprocamente apprezzata, è un’esperienza importante e utile, sia per l’Università, che ha potuto così ampliare le esperienze e le sedi di tirocinio da proporre agli studenti , sia per il personale della Casa di Cura che ne ha tratto un indubbio stimolo professionale e, perché no, anche di aggiornamento nell’affiancamento degli studenti in quanto “portatori” di attualità formative e didattiche.

Alternandosi in gruppi di quattro tirocinanti, nei due anni trascorsi La Vialarda ha accolto circa 32 studenti; un’opportunità per gli infermieri dei reparti di degenza che hanno contribuito, grazie al loro professionale affiancamento, alla formazione dei futuri colleghi, impegnandosi ad essere, anche con entusiasmo, un riferimento certo di promozione e sostegno del moderno concetto assistenziale che oggi l’infermiere è chiamato ad applicare.

Gli studenti che si accingono a frequentare il tirocinio all’interno della Casa di Cura La Vialarda, approfondiscono il concetto di assistenza incentrata sia sulla patologia, ma soprattutto sui bisogni del paziente evidenziando la funzione che riveste l’infermiere nelle fasi della prevenzione, della cura e della riabilitazione.
È risultato evidente dalle testimonianze raccolte come la collaborazione tra infermieri, ormai professionisti, ma con percorsi di studio differenti dagli attuali, e studenti iscritti al corso universitario sia stata un’occasione importante per aggiornare, uniformare ed approfondire le conoscenze sul contemporaneo percorso formativo della professione infermieristica. “Qui ho trovato ordine, pulizia e disciplina – spiega la tirocinante Carlotta Mirto di 23 anni – Credo che sia dovuto all’alta professionalità di tutti gli Operatori e, in gran parte, al prezioso contributo dato dalla presenza continua di personale religioso, Le Figlie di San Giuseppe, che qui hanno il ruolo di caposala. Sono sempre presenti, attente e scrupolose. Si soffermano col paziente, sanno i nomi di tutte le persone ricoverate, sono molto premurose e curano con dedizione i rapporti umani. Mi sono trovata come in una grande famiglia. Ho deciso di fare l’infermiera dopo aver avuto un’esperienza come segretaria in uno studio notarile. Dopo un anno mi sono accorta che stare dietro ad una scrivania non faceva per me e così, incentivata anche dalla mia nonna, ex infermiera, ho fatto il test di ingresso per Scienze Infermieristiche. All’inizio è stata una scelta di ripiego, ma al primo tirocinio mi sono letteralmente innamorata di questa professione.
Essere infermiera significa avere un rapporto diretto col paziente e ricevere in cambio tanto amore, è una grande gratificazione personale e professionale. Conseguita la laurea mi piacerebbe ovviamente lavorare subito e continuare nel contempo a studiare per prestare servizio nell’ambito delle cure palliative. Credo che non abbia prezzo poter rendere meno dolorose e un po’ più serene le ultime giornate dei pazienti destinati ad andarsene”.

Altrettanto entusiasmo per Emmanuel Rinciani, tirocinante di 22 anni al secondo anno: “Qui ho trovato infermieri ben disposti ad affiancarmi e ad insegnarmi e non capita spesso. Non mi era mai successo prima di lavorare quasi quotidianamente con la stessa équipe, solitamente presso altre realtà assistenziali c’è una turnazione maggiore e spesso ci troviamo accanto a infermieri nuovi con lo svantaggio, talvolta, di essere utilizzati come mera forza lavoro. Ho scelto di fare l’infermiere perché è una professione che a livello emotivo mi ripaga molto, in più anche mia mamma è infermiera e in famiglia ho diversi parenti medici. Praticamente in ospedale ci sono quasi cresciuto e quindi per me non è mai stato un luogo ostile o pauroso, anzi, mi piace anche l’odore di disinfettante che si respira nei reparti e che la maggior parte della gente invece detesta. Il medico? Una bellissima professione, ma non mi ci sentivo tagliato. Troppi anni di studio, non penso ne sarei stato all’altezza. Sono contento della strada che ho scelto e ora l’obiettivo è quello di laurearmi, vincere un concorso pubblico e chiedere poi il trasferimento per andare a lavorare a Gela, la mia città”. “La professione infermieristica si è negli anni contestualizzata ed arricchita – spiega Veronica Pozzo, infermiera e tutor clinico dei tirocinanti in servizio alla Clinica La Vialarda – oggi l’infermiere è promotore di progetti, consegue obiettivi, si interfaccia con altre figure o strutture professionali e riconosce l’importanza di lavorare in équipe. Il tutto senza mai dimenticare, ma anzi potenziando, le caratteristiche proprie della professione ovvero il prendersi cura del paziente, assisterlo ed essere sensibile al dolore a alla sofferenza dell’assistito”. Il tirocinio degli studenti è un momento importante, dove s’interfacciano le conoscenze degli infermieri con diverse esperienze sul campo e gli studenti freschi dei nuovi protocolli e tecniche insegnate all’università.
Anche per l’infermiere affiancatore il tirocinio è un momento di studio e aggiornamento che aiuta la nostra professione a crescere. Compito di dell’infermiere è quindi quello di aiutare i tirocinanti di oggi a diventare professionisti consapevoli, responsabili, autonomi nel gestire una relazione d’aiuto con la persona, capaci di riconoscere il proprio sapere e abilità e metterli a disposizione dell’altro, capaci di pianificare un accompagnamento assistenziale alla persona e alla sua famiglia, che sia psicologico, metodologico, tecnico, organizzativo. Il profilo ed il codice deontologico dell’Infermiere delineano una figura professionale con conoscenze ed abilità altamente complesse. Non si tratta solo di competenze abilitanti alla professione, relative ad interventi di natura tecnica, relazionale ed educativa a favore di individui o collettività di tipologie diverse. Il profilo comprende lo sviluppo di identità, comportamenti, valori, responsabilità, appartenenze da “giocare” in una realtà, come quella socio/sanitaria, caratterizzata da dinamicità scientifico professionale, cambiamenti organizzativi al passo con una rapida evoluzione tecnologica. “Noi vorremmo contribuire a formare Infermieri responsabili – conclude il tutor clinico – che mettano in atto azioni e comportamenti altamente professionali, basati sulla “best practice” e che non dimentichino da dove è nata la figura dell’infermiere”.


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